La scrittura secondo Viola Ardone
I libri svelano mondi a chi insegna e a chi studia
Intervista a Viola Ardone,
scrittrice e insegnante
Come nasce un libro? Come si insegna il piacere della lettura a scuola? Viola Ardone, autrice di successo e insegnante di italiano e latino, racconta il lavoro di scrittrice e la sua strategia per far leggere i libri in classe.
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Scrivevo raccontini e filastrocche, le facevo leggere alla mia mamma.
La scuola deve insegnare a esprimersi per iscritto in forma chiara e comprensibile, deve insegnare a comunicare, nelle sue diverse forme, anche in quella del racconto o della poesia, la cosiddetta scrittura fiction. Poi, sì, la funzione della scrittura cambia, per gli adolescenti può essere uno sfogo, il cantuccio in cui esprimere paure e i desideri. Da adulti spesso si perde l’abitudine alla scrittura, a meno che non diventi un lavoro, è raro trovare adulti che scrivono, che tengono un diario o che mandano una mail personale per comunicare qualcosa che non riguardi appunto il lavoro. Ormai passa tutto per i messaggi, molte volte nemmeno scritti ma vocali.
È il mio romanzo sulla scuola, racconta di quello che ho imparato dai miei alunni e di come ho affrontato la paura di insegnare, mi sembrava un compito troppo difficile per me, invece è diventato la mia passione, proprio grazie ai ragazzi. Per il resto non ci sono legami particolari tra il mio lavoro di insegnante e quello di scrittrice, tranne forse il desiderio di farmi leggere da tutti, di essere comprensibile anche da chi è seduto “all’ultimo banco”.
Dettaglio di copertina del romanzo: Una rivoluzione sentimentale
Non parlo con i miei alunni della mia scrittura, ma in verità non ne parlo con nessuno, solo con la mia editor, né faccio leggere loro i miei libri, a meno che non sia una loro iniziativa spontanea. Cerco di mantenere i due ruoli separati, quando sono in classe sono solo la Prof.
Alleati, assolutamente, la scrittura ha una metrica, non solo nella poesia, anche la prosa risponde a regole interne dominate da una logica, una matematica. Per questo amo il latino, perché è una lingua “ingegneristica”. Pur avendo fatto il classico ho sempre avuto passione per la matematica, soprattutto per le dimostrazioni, i teoremi, le formule, ho avuto ottime insegnanti sia alle medie che al liceo, a loro va la mia gratitudine ogni volta che mio figlio mi chiede spiegazioni.
L'apprendimento e la ricerca nell'istruzione © Istock - Kobus Louw
La storia mi è stata raccontata e subito ho avuto il desiderio di narrarla, aveva qualcosa di epico, di archetipico. Mi sono messa a studiare e ho fatto ricerche, sfruttando così il mio diploma in archivistica e biblioteconomia, ma ho raccolto anche molte testimonianze orali di ex bambini dei treni. Per i miei alunni è diverso, le nuove generazioni fanno fatica a esplorare mondi cartacei, per loro la massima autorità in fatto di ricerche è il web.
Come si conciliano i tempi della scrittura, e i numerosi impegni che comporta la promozione dei libri, con quelli dell'insegnamento?
Mi organizzo bene e ho molta capacità di concentrazione, questo è il mio principale pregio, credo: riesco a concentrarmi su un compito da svolgere, una lettura, la scrittura di un pezzo per il giornale, la preparazione di una lezione, senza farmi distrarre. È quello che cerco di insegnare ai miei alunni che invece hanno spesso difficoltà nel concentrarsi, lavoriamo in classe per allungare i tempi di attenzione, è una specie di “stretching della mente”, come dico sempre loro.
Oliva Denaro è un po’ tutte noi, perché ciascuna nella sua vita ha sperimentato una forma di sopraffazione, di paura, di imbarazzo, di esclusione, di giudizio legati al fatto di essere donna. È per questo che lo dato il mio nome anagrammato, perché evidentemente non è la mia storia ma in qualche modo lo è, dal momento che è una storia universale.
Le studentesse sono molto interessate alle tematiche di genere e anche attente a “istruire” i loro compagni di classe e a bacchettarli quando, senza pensarci, scappa una frase o un’espressione sessista. E loro sono diventati più attenti e consapevoli.
Non riscontro un maggiore malessere psicologico, ma una mancanza di certezze e di punti di riferimento rispetto al passato, unita a una grossa pressione da parte dei genitori, di noi professori, del mondo fuori. I ragazzi sentono di dover essere perfetti per mamma e papà, perfetti per la media dei voti calcolata dall’app della scuola, perfetti agli occhi dei coetanei sui social. Questo genera ansia e senso di frustrazione. L’andamento scolastico non è più una “questione privata”. Un quattro all’interrogazione viene immediatamente comunicato ai familiari con una notifica dell’app, il ragazzo non ha nemmeno il tempo di metabolizzare il risultato o di immaginare una strategia di recupero con i suoi tempi e i suoi modi, che già deve affrontare la delusione del genitore o la sua rabbia. Dobbiamo smetterla di controllare i nostri figli, e di credere di poterli esentare da sofferenze, sbagli, cadute. Fanno parte del percorso di crescita, sono inevitabili. Invece loro, i ragazzi, vivono spesso nel terrore di sbagliare.
Dobbiamo smetterla di controllare i nostri figli, e di credere di poterli esentare da sofferenze, sbagli, cadute. Fanno parte del percorso di crescita, sono inevitabili. Invece loro, i ragazzi, vivono spesso nel terrore di sbagliare.
Cyrano dal naso strano è una filastrocca, un divertimento per far comprendere ai ragazzi come il testo originale fosse appunto in rima e in poesia, brillante e pieno di ritmo.
Ai miei studenti la poesia piace molto, dopo l’iniziale diffidenza cominciano anche loro a misurarsi con la scrittura poetica, che è molto adolescenziale, tutti da ragazzi hanno scritto poesie, e inoltre è il territorio più vicino a quello della musica, quello che padroneggiano maggiormente.
Leggiamo insieme un libro alla volta. Abbiamo un’ora di lettura in cui ci mettiamo comodi e ci dedichiamo a quello, inizio io e poi ci passiamo la parola. Alcuni scoprono che amano leggere ad alta voce, altri preferiscono ascoltare, qualcuno si appisola e viene gentilmente ridestato dal compagno di banco, di settimana in settimana arriviamo fino all’ultima pagina e poi ne iniziamo un altro. Lo scambio di idee, le domande, le considerazioni vengono fuori in modo naturale e spontaneo, non come durante un’interrogazione. La speranza è quella di rendere la lettura un’abitudine piacevole.
Mi sorprendono sempre, a volte credo che un autore sia più adatto a loro, e invece lo snobbano, un altro che credevo fosse troppo difficile diventa il loro beniamino. Ho imparato che non esistono letture “per ragazzi”, i libri sono libri, ce ne sono di belli e di meno belli. L’unica cosa che unisce tutti è la domanda: quante pagine, prof? La lunghezza è uno spauracchio un po’ per tutti, amano i testi brevi, poesie racconti, romanzi brevi. È un aspetto connesso con la paura di doversi concentrare troppo a lungo. Poi ci sono le eccezioni. Una mia ragazza di primo scientifico si è presentata l’altro giorno con il ponderoso volume del Conte di Montecristo in bella mostra sul banco. Le ho chiesto se le stesse piacendo e lei, senza battere ciglio, ha risposto: sì, molto bello, non come Anna Karenina, però!
di di Emilia Bandel